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Domenica 24 Gennaio 2010 18:17 |
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Non era un aperitivo della Milano anni 60, nemmeno un mobilificio di camerette, ne il portaborse di Grandini, ma è stato un atleta vero. Un corridore degli anni '80-'90, con uno stile retrò alla Ottavio Crepaldi. Forse dovuto alla incipiente calvizia, non eliminata da un taglio alla Vialli. Perini un corridore di ciclismo, sempre gregario, sempre portatore di borracce,ma anche di molti virtù. Fu tra quelli che
osò imporre il rispetto e la pari dignità di tutti i corridori nel 1987 rispetto all’esterofilia imperante nel ciclismo. Fu quello che porto al traguardo un Vicentini roso dal nervosismo nella tappa del 1984, quando Moser prese il volo. Ma fu quello che fece vincere il secondo campionato del mondo a Gianni Bugno, trascinandolo nelle calde strade spagnole fino sotto il traguardo. Disse una frase al mircrofono di Adriano De zan che fece il giro del mondo e pece piangere gli amanti dello sport vero e di un tempo.
Un saluto al vecchio bocia Perini.
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