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Sanremo era l'avvenimento più atteso della televisione e dell'intera nazione, perché dietro la canzone si riconosceva la trasformazione del costume dell'intera Italia.
Oggi appare bello quel periodo, ma si era gli albori del post-miseria generalizzato e dell'avvio di una garanzia economica del lavoro diffuso. E la vivacità dell'epoca nello sfornare canzoni diverse fra loro, ma intrinsecamente capace tutte di leggere la realtà italiana e la voglia di cambiare, non ha più avuto eguali.
Quelli canzoni sono senza tempo e come il cinema di serie B sono sempre di più rivalutate.
Entrando nella storia, dopo il clamore della vittoria di una minorenne come Gigliola Cinguetti nel 1964 (con il grande Domenico Modugno) e il botto di Bobby Solo dell'anno dopo (una canzone una carriera), nel 1967 sbarcarono a Sanremo i primordi del "bitt" con i Giganti, Gian Pieretti, Gianni Pettenati con canzoni, modi di vestire e di cantare che sgomentarono il pubblico tradizionale del casinò di Sanremo.
Ma di quella edizione non si possono dimenticare la morte di Luigi Tenco e un professionale Mike Bongiorno che mandò comunque in portò l'edizione, fra le proteste di alcuni artisti, fra i quali il giovane Lucio Dalla. L'anno dopo fu la volta dello sbarco a Sanremo di Luis Amstrong che duettò con Lara Saint Paul. Indimenticabili le prestazioni di Don Backy e Dorelli. Così come non si ci può dimenticare della mancia data in pubblico all'omino del microfono da Adriano Cementano, tra l'ilarità del pubblico. Non solo, arrivato a sorpresa sul podio, lo stesso Celentano non potè ripetere la canzone perché già era andato via (prosegue).
Dino Latini
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